Meriggiare pallido e assorto

Il progetto fotografico si sviluppa attorno al concetto di frammento, osservato nel paesaggio e nella memoria, guardando ai luoghi evocati in Ossi di Seppia di Eugenio Montale, in particolare Monterosso al Mare. Il paesaggio diventa il luogo di una tensione tra persistenza ed effimero, tra resistenza e dissoluzione, tra presenza e assenza. Il legame originario tra l’essere umano e la natura, ancora intatto nell’infanzia, si spezza con il tempo, lasciando l’uomo in una condizione di estraneità e distanza dal mondo naturale. La terra arida, i muri d’orto, le scogliere brulle e il vento che attraversa gli spazi vuoti sono i segni di questa separazione e della difficoltà di trovare un senso nel fluire inarrestabile della vita. Il paesaggio ligure, con le sue rocce scabre, i suoi spazi chiusi da muri a secco, il mare che si frange contro le scogliere, è reso con un’estetica che privilegia l’essenzialità delle forme, il contrasto netto tra luce e ombra e la stratificazione della materia. Le rocce, il vento, il mare sono forze autonome che esistono al di fuori dello sguardo umano, estranei alla sua ricerca di significato. Il mare, simbolo dell’infinito e del fluire incessante del tempo, si contrappone alla pietra, che trattiene e conserva la memoria. Il paesaggio, quindi, si presenta come una serie di frammenti, di resti sparsi, di superfici erose dal tempo. La fotografia, però, non registra un paesaggio statico, ma un luogo in mutamento, un ambiente che si decompone e si ricompone senza sosta. L’inserimento di frammenti archeologici e dettagli di statue crea un collegamento tra passato e presente, tra la memoria stratificata della storia e il paesaggio che la ingloba e la trasforma. I reperti non sono semplici oggetti del passato, ma simboli della pietrificazione della vita, dell’aridità e della paralisi esistenziale che Montale descrive nei suoi versi. Tuttavia, la memoria non è solo cristallizzazione e perdita: è anche possibilità di ricomposizione, di connessione tra le rotture, di ricostruzione di un senso nel disordine dell’esistenza. Le fotografie giocano con questa ambivalenza, alternando immagini in cui la memoria appare come fossile inerte e immagini in cui affiora come traccia, come segno ancora vivo che resiste all’oblio. L’uso della luce diventa elemento essenziale della ricerca visiva. La luce salvifica e la luce accecante convivono, rivelando e cancellando al tempo stesso, tracciando percorsi che si interrompono, aprendo varchi di senso e ombre di spaesamento. Alcune fotografie utilizzano luci artificiali per alterare la percezione del paesaggio naturale, sottolineando il distacco dell’uomo contemporaneo dalla natura: i colori rosso, verde e magenta, applicati a rocce, piante e superfici, trasformano il paesaggio in una dimensione altra, evocando una realtà trasfigurata e lontana dall’esperienza diretta. Il paesaggio in Ossi di Seppia non è solo un luogo fisico, ma uno spazio interiore, metafisico, un riflesso di inquietudine e di attesa. Il progetto fotografico, quindi, cerca di restituire questa dimensione sospesa, fatta di silenzi e interruzioni, di spazi chiusi e orizzonti irraggiungibili. Il vuoto diventa elemento simbolico tanto fisico quanto esistenziale: le immagini lasciano emergere una natura frammentata e in continuo mutamento, un luogo in cui il tempo corrode e stratifica, ma in cui, talvolta, un dettaglio improvviso può accendere la memoria e ricomporre un senso, anche se solo per un istante.

(2025)

Progetto fotografico commissionato parte di “Meriggiare pallido e assorto. Eugenio Montale: 100 immagini per i 100 anni di Ossi di seppia” — fotografie di Iole Carollo, Anna Positano, Delfino Sisto Legnani. Una co-produzione a cura di Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Palazzo Ducale di Genova, Electa, Regione Liguria e Comune di Genova. La mostra è sostenuta da Strategia Fotografia 2024, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

2025 / mostra | Meriggiare pallido e assorto. Eugenio Montale: 100 immagini per i 100 anni di Ossi di seppia, a cura di Ilaria Bonacossa, Paolo Verri con Michela Murialdo | Palazzo Ducale, Genova
2025 / pubblicazione | Meriggiare pallido e assorto. Eugenio Montale: 100 immagini per i 100 anni di Ossi di seppia, a cura di Ilaria Bonacossa e Paolo Verri, saggi di Elio Grazioli e Massimo Ciccuti, ed. Electa