Portraits

L’esercizio formale del ritratto ha trovato sempre due connotazioni specifiche. La prima collettiva spesso nell’ambito della memoria o del potere, raccordando la dimensione pubblica con la persona che la incarna o la incontra, fino ad arrivare al culto della personalità. La seconda dimensione invece è prettamente intima, ha un movimento opposto alla prima, perché da una individualità proietta una molteplicità, cominciando dal Golem, il Doppelgänger in narrativa, fino a un racconto effimero, come lo performava Francesca Woodman e tutta la recente produzione di selfie e tik tok, con lo scarto estetico del glitch e in taluni casi del kitsch, per formare una frattura surreale che è propria di molta ricerca digitale. Ritratti è un progetto che elabora dei reperti o delle statue, partendo dai luoghi e dagli archivi del Museo Salinas, però intrecciando alla significazione storica un nuovo livello narrativo, codificato dalla post-produzione.

Ritratti unisce varie competenze e sensibilità, la prima quella della studiosa, archeologa, imprescindibilmente legata a un territorio, la Sicilia, che è luogo di origine ma anche di convergenza. La seconda sensibilità naturale emanazione della prima è quella documentaristica, che circoscrive lo spazio come luogo del racconto, poi portato in una ricerca più personale attraverso il medium della fotografia e dell’editoria.

Se il glitch è un errore di codice che diventa formalmente evidente (audio o video), la post produzione altera ulteriormente il campo del reale, mantenendo però un soggetto che già di per se, non è più solo statua antica ma reperto, poiché la sua dimensione storica è trascesa. In questo non tempo, espressione di un non luogo, la dimensione museale non viene più esplorata come luogo della memoria, ma riflessione e strumento ulteriore per prost-produrre il presente e la realtà.

Testo di Andrea Kantos

(fotografie realizzate tra il 2016 e il 2018 presso il Museo Archeologico “A. Salinas” di Palermo, nel 2020 è stata realizzata una zine)